PEDOFILIA A VIGONZA – IL MOSTRO DELLA PORTA ACCANTO
Carezze oscene alla figlia dodicenne dei vicini
Cristina Genesin
L’ha attirata in casa con una scusa, ora è accusato di violenza sessuale aggravata VIGONZA. Era un amico di famiglia. Il vicino della porta accanto. Il padre degli amichetti più piccoli che giocavano insieme ai i ragazzi del quartiere, compresa lei, dodici anni, un corpo di bambina che giorno per giorno sta diventando donna. E che d’improvviso si è ritrovata oggetto di particolari attenzioni da parte di quell’uomo che considerava uno di casa. Quando un pomeriggio di una decina di giorni fa, nella calda settimana di ferragosto, lui l’aveva invitata a casa sua, lei non s’era preoccupata. Poi, appena superata la soglia dell’abitazione, aveva capito tutto. Anche quello che una bambina non comprende. Di certo quello che una donna capisce all’istante.
Turbata. Scossa. Forse anche vittima di un profondo senso di vergogna. Nonostante tutto, la dodicenne ha avuto il coraggio di raccontare, di sfogarsi e poi di ripetere pure davanti ai carabinieri di Pionca di Vigonza la brutta esperienza che era stata costretta a subire. La segnalazione è finita sul tavolo del sostituto procuratore padovano Sergio Dini che, dopo aver svolto una serie di accertamenti, ha chiesto e ottenuto dal gip Claudio Marassi la misura del divieto di dimora nel Comune di Vigonza nei confronti di M.F., 33 anni, residente a due passi dalla ragazzina, sposato e con figli. Sabato mattina i militari si sono presentati a casa dell’uomo, di professione operaio, notificandogli il provvedimento cautelare e l’avviso di garanzia per violenza sessuale aggravata in quanto la vittima (presunta finché non c’è una sentenza) non ha compiuto i 14 anni. L’abitazione è stata perquisita ed è stato sequestrato il computer di proprietà e in uso a M.F. che ha nominato difensore di fiducia un legale dello studio Martinelli. Per domani è fissato l’interrogatorio di garanzia.
Era stata la mamma, in compagnia della figlia, a presentarsi nella caserma dei carabinieri di Pionca per denunciare l’accaduto. La ragazzina, confortata dalla presenza del genitore, aveva ricostruito nel dettaglio la violenza. Del resto era stata lei stessa, uscendo dalla casa dell'”amico di famiglia” a telefonare alla madre, al lavoro, e a pregarla di tornare subito a casa perché doveva raccontarle una brutta cosa che le era successa. L'”amico” M.F., di cui si fidavano tanto lei quanto i suoi genitori, con una scusa l’aveva invitata a casa: non c’era nessun altro quando la dodicenne lo aveva raggiunto. Appena arrivata, lui era subito cambiato: le si era avvicinato e aveva cominciato ad accarezzarla sul viso e in alcune parti più intime oltraggiando, con insistenza, quel corpo di donna ancora bambina. Difficile reagire a dodici anni. Dopo alcuni interminabili minuti, la fuga. E via di corsa a casa per prendere il telefono e trovare la forza, con il groppo in gola, di raccontare tutto alla mamma.

(26 agosto 2008) espresso.repubblica.it

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