15.giugno.2007

Al Presidente della Repubblica
On. Giorgio Napolitano

per conoscenza,
Al Presidente della Camera dei Deputati
On. Fausto Bertinotti;

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Romano Prodi

Roma, 15 giugno 2007
Egregio e, mi permetta, Caro Presidente Napolitano,

mi rivolgo a Lei all’indomani della Sua rigorosa, doverosa presa di posizione davanti a chi non esita, anzi non perde occasione per tentare di trascinare Lei e la Sua carica in scivolose polemiche di parte. La mia stima per Lei è certamente accresciuta proprio da queste Sue “invasioni di campo” e i modi chiaramente alti sopra le parti, ineccepibili, di una comunicazione puntuale e determinata a guidare il Paese verso il suo bene, secondo lo spirito democratico della Costituzione.

Talmente ne apprezzo e ne comprendo il valore che Le chiedo, con questo mio appello, di “invadere” questa volta il campo dei rapporti tra il Parlamento e il Governo. Non certo per il caso specifico, la mancata replica entro i termini prescritti da parte di un Ministro all’interrogazione di un deputato, ma ben più significativamente in quanto tale episodio, banale in sé e sicuramente risolvibile con usuali strumenti parlamentari, testimonia una situazione di latenza pressoché assoluta dell’appropriato impegno politico di fronte a un tema di straordinaria importanza per il Paese, per la sua gioventù, e conseguentemente per il suo avvenire.

Si tratta del doveroso contrasto al crimine pedofilo, e del paventarsi di una stagione quanto mai prossima di buio morale, nella quale si rischia di assistere a una paurosa marcia indietro sul piano dei diritti del minore e più in generale dei diritti umani e dello stato di civiltà globali.

Non voglio certo, Signor Presidente, dar fiato alle trombe dell’Apocalisse o essere nient’altro che l’ultimo degli allarmisti, per quanto pensi che, dove suscitato da dati concreti e angoscianti, ogni allarmismo debba assurgere a dignità di comprovato allarme. Credo di non discostarmi dalla realtà se affermo che le notizie di abusi sui minori, nel solo territorio nazionale, si contino con frequenza ormai pressoché quotidiana, mentre ci sono ragionevoli timori che il sommerso sia, in realtà, di dimensioni maggiori e maggiormente aberranti, specie in presenza di situazioni caratterizzate da miseria materiale, sociale e umana. I dati forniti dalle Procure e dagli osservatori ci parlano di un fenomeno presente in differenti livelli della società, e in costante e repentina crescita.

Come spiego nella mia interrogazione a risposta scritta (Atto Camera 4/03461) al Ministero della Pubblica Istruzione del 2 maggio scorso, che Le allego a corredo di questa mia richiesta, ed alla quale, ancora dopo più di 40 giorni (a fronte dei 20 previsti), non si dà risposta, proprio la scuola dovrebbe rappresentare la più diretta frontiera di prevenzione contro gli abusi sui minori, e perciò avanzo l’opportunità di un’azione volta allo studio e comprensione del fenomeno nella

maniera il più possibile completa, attraverso un’indagine conoscitiva da parte del Ministero.

Ragionevolmente ritengo che questo sia il primo passo da compiersi per lo sviluppo di un piano concreto di prevenzione e di contrasto alla pedofilia, che vada più a fondo della doverosa, ma purtroppo effimera e non concludente indignazione, da tutta la politica ripetutamente espressa contro episodi turpi e indegni di appartenere all’umanità.

Le chiedo, quindi, udienza per poterLe di persona comunicare la richiesta di serenità e sicurezza, le premure e i timori, il sostegno dello Stato che da migliaia di genitori è invocato per i propri figli.

Rispettosi saluti

Stefano Pedica

 

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